L'evoluzione della nostra icona.

Per anni l’abbiamo vista circolare tra i corridoi e le fiere. Per molti di noi era “il nostro solito gadget”. Poi abbiamo iniziato a guardarla diversamente.

Abbiamo quindi cominciato a trattarla con l’attenzione che si riserva ai pezzi pregiati, impacchettandola con una cura estrema, come fanno le grandi maison. Eppure sentivamo che mancava ancora qualcosa: un’anima che andasse oltre il tessuto, oltre il suo aspetto.

Oggi abbiamo deciso di fare un passo che ci emoziona profondamente.

La nostra borsa non cambierà mai la sua forma – per noi è un’icona e, come tale, non si tocca – ma diventerà il contenitore di mondi lontani dal nostro.

Abbiamo capito che non ci basta più fare bene quello che già sappiamo fare e sentivamo il bisogno di uscire dai nostri schemi abituali per iniziare a raccontare esperienze vere, umane, tangibili.

“È così che la nostra borsa smette di essere un oggetto e diventa una storia.
E questa che vi raccontiamo è la prima.”

Sabina Cangioli

Capitolo #1: w/ Associazione Kibaré & Progetto Fili di Luce

La nostra prima storia, parte dal Burkina Faso, la “Terra degli uomini integri“. Un nome che già da solo racconta una filosofia di vita.

In questo angolo d’Africa, il tessuto non è solo materia: è il Faso Dan Fani, che significa “il tessuto della patria” ed è un elemento che rappresenta l’identità culturale profonda di un intero popolo.

L’incontro con questa terra non è avvenuto per caso. È nato grazie a Bibi Ronchi, che con la sua sensibilità e la sua ampia visione ci ha fatto conoscere un’iniziativa straordinaria: il progetto Fili di Luce, portato avanti dall’Associazione Kibarè.

È stato proprio il grande lavoro di questa associazione, in collaborazione con il centro tessile APEPF guidato dalla direttrice Alice Ouedraogo a rendere possibile la formazione delle giovani donne che hanno partecipato al progetto.

L’obiettivo di Fili di Luce era chiaro fin dall’inizio: rendere autonomo un gruppo di donne attraverso la valorizzazione del loro sapere tradizionale.

Oggi, grazie ai loro sforzi, è stata costituita una cooperativa che è una realtà solida e autogestita che dà lavoro quotidiano a una ventina di donne, tra tessitura e tintura.

Cosa abbiamo fatto noi in tutto questo?

Ci siamo inseriti in punta di piedi in un cammino già virtuoso e abbiamo commissionato 500 borse in edizione limitata, chiedendo a queste artigiane di intrecciare per noi i loro filati.

Anche per loro è stata una sfida: hanno adattato il proprio modo di lavorare a volumi insoliti, mettendo in dialogo le nostre esigenze con l’antica tecnica dell’ikat, tramandata di generazione in generazione. Un processo complesso e preciso, in cui alcune parti del filo vengono protette dal colore per dare vita, solo dopo la tessitura, al disegno finale.

Per due mesi e mezzo hanno lavorato a ogni dettaglio: la costruzione dei motivi a zigzag, la tessitura, il cucito.
E oggi ogni borsa porta con sé questa energia. Il tempo, la cura, la storia delle mani che l’hanno resa possibile.

“...Ora passa di mano in mano e parte alla scoperta del mondo.”

Credits

Associazione Kibarè ETS, per aver accolto la nostra proposta e averci aperto le porte di una storia che siamo felici di raccontare.

Marialuisa Bibi Ronchi e Marta Gianotti, che hanno creato il ponte tra noi e le realtà di Kibarè e Fili di Luce.